Il rilancio di Porto Marghera – cap.8 del Programma di Una Grande CittÃ
La riconversione strategica dell’area portuale-industriale di Porto Marghera, estesa per circa 2.000 ettari, dovrà contribuire alla rivitalizzazione economica e sociale di Venezia e della terraferma, creando condizioni di compatibilità e non di conflitto tra la zona industriale e la città circostante.
L’area di Porto Marghera è a destinazione industriale e di servizio, trovandosi al centro dei traffici commerciali del Nord Europa e dell’area Mediterranea, dell’Est Europa e dell’Ovest Europa, e, nel contempo, collocandosi una sua parte, la gronda lagunare, in uno dei siti più prestigiosi al mondo a chiara vocazione immobiliare turistico-sportiva.
Queste due realtà possono e devono convivere all’interno di una strategia complessiva di tutta l’area.
La gravità della crisi della zona industriale di Porto Marghera dipende principalmente dal fatto che, man mano che le attività industriali si fermano, le aree dismesse non vengono recuperate né per attività industriali né per altre attività , ma rimangono inutilizzate, costituendo un cimitero di impianti inattivi.
In questo modo l’area industriale di Porto Marghera si spegne, senza un progetto di riconversione, né industriale né verso il terziario avanzato, né verso altre attività .
La crisi della chimica, arrivata al capolinea dopo una lunga agonia, è in effetti cominciata all’inizio degli anni ’90 con la chiusura dei centri di ricerca, il mancato aggiornamento tecnologico dei processi produttivi e degli impianti e l’arresto degli investimenti.
E’ altrettanto in crisi l’industria petrolifera, con la raffineria di Marghera che non viene aggiornata e non rientra tra quelle d’interesse strategico per ENI.
Bisogna quindi oggi guardare in avanti con una visione unitaria e strategica dell’intera area.
Il fronte lagunare dovrà trovare una destinazione d’uso delle aree coerente con il loro pregio: sul Waterfront dovranno collocarsi attività immobiliari con destinazione residenziale, direzionale, alberghiera, ristorazione e sportive, il tutto nel rispetto dell’ambiente e con ampi spazi aperti e fruibili dai cittadini, in modo da ricostituire il cordone ombelicale tra la laguna e la terraferma.
L’area vicina agli attuali insediamenti residenziali dovrà avere una destinazione direzionale-abitativa, formando così una cerniera con il resto del territorio urbano.
La restante area di Porto Marghera non potrà che essere destinata alle attività di produzione e di servizi.
Essendo l’area al centro di un crocevia internazionale di traffici, è necessario espandere l’area portuale commerciale ed insediarvi il porto passeggeri.
La logistica, con la lavorazione dei prodotti in transito,dovrà esser uno dei cuori della riconversione  dell’area industriale, insieme al Parco Tecnologico che non è mai riuscito a decollare per la mancanza di incentivi alla ricerca.
E’ inoltre necessario mantenere le attività produttive compatibili, come la cantieristica e le fonti di energia alternative (distretto dell’idrogeno).
Di fronte all’immobilismo e al fallimento delle passate amministrazioni servono nuovi strumenti e un nuovo piano strategico. E’ necessario allargare gli orizzonti, individuare nuovi obiettivi di sviluppo, nuove prospettive. Lo strumento dell’accordo, portato avanti per anni sempre dagli stessi rappresentanti delle parti sociali è superato. E’ ormai un sistema chiuso che si autoalimenta senza produrre risultati, se non quelli della speculazione fondiaria. Ma questa da sola non porta sviluppo del territorio, bensì arricchimento di pochi a fronte del perdurare di arretratezza economica.
E’ urgente dar vita ad un piano strategico generale su cui possano convergere i vari interessi pubblico-privati, che dovrà essere attuato in due fasi: a breve termine per gestire il processo di dismissione delle aree, di tutela e riposizionamento  degli occupati in esubero; a medio termine per l’individuazione e l’attuazione dei grandi progetti, coinvolgendo anche all’esterno competenze eccellenti all’altezza del problema complesso da risolvere.
Il primo obiettivo è quello di costituire una società per il recupero della Zona Industriale di Porto Marghera, a struttura mista pubblico-privata, con il compito di acquisire le aree, bonificarle, creare le nuove infrastrutture (strade, energia elettrica, acqua, fognature, etc.) e rivenderle a costo certo, controllato e di mercato.
A questa società dovrebbero partecipare il Comune, la Regione, i proprietari delle aree, società per la bonifica dei terreni ed aziende di costruzioni generali, in modo da mettere insieme tutti i soggetti interessati al nuovo sviluppo dell’area.
Per far questo è necessario anche attivarsi per proporre una modifica legislativa, che permetta la costituzione di società miste per la riconversione di siti industriali, come esistono ormai da anni in tutta Europa, semplificando al massimo gli iter burocratici per l’intervento di potenziali investitori nella aree sottoposte a vincolo di bonifica ambientale come da normativa vigente.
Ogni possibile scenario di crescita e sviluppo economico – sia esso orientato alla riqualificazione delle strutture e attività del turismo, dei settori terziari legati all’innovazione e alla ricerca, alla logistica, alle energie rinnovabili, a nuovi insediamenti industriali, commerciali e abitativi – dovrà basarsi sui requisiti fondamentali di produzioni compatibili con l’ambiente, di messa in sicurezza dai rischi industriali, della qualità della vita.
Il Porto Passeggeri
Fondamentale la previsione del progressivo spostamento del porto turistico dalla città storica alla gronda di terraferma, in un sistema integrato con il nuovo porto previsto per le mega-navi e con il futuro hub d’interscambio in terraferma.
Un’operazione di questo tipo garantirebbe diversi aspetti positivi:
ottimizzazione delle risorse attraverso l’accorpamento e lo sfruttamento massimale dei due poli portuali oggi previsti, evitando gli inutili investimenti previsti per il potenziamento di quello nella città storica
utilizzo di un sistema infrastrutturale unico (strade, parcheggi, linee urbane, ecc.) con l’hub d’interscambio
delocalizzazione delle attività oggi pertinenti all’attività portuale nell’ampio comprensorio della Marittima, con la relativa possibilità di recuperare l’intera zona riannettendola al tessuto urbano
annullamento delle emissioni indotte dallo stazionamento delle navi in prossimità dell’abitato e dimezzamento di quelle indotte dal passaggio nel canale della Giudecca (accesso al nuovo porto dalle bocche di Malamocco e deflusso attraverso le bocche del Cavallino)
Il Porto Commerciale
In un’ottica di riconversione e innovazione complessiva di Porto Marghera, strategico è il tema dell’agevolazione e dello sviluppo delle attività di logistica inerenti alle operazioni di imbarco/sbarco, primo trattamento e smistamento delle merci. Certamente da incentivare sarebbe l’interscambio con le linee di trasporto su ferro, mentre quelle su gomma dovrebbero essere previste, per quanto possibile, lungo arterie separate dal traffico veicolare cittadino, in previsione di un possibile collegamento diretto con la Romea commerciale.
Afflusso e deflusso delle navi commerciali dalle bocche di Malamocco avverrebbero attraverso un’attenta gestione delle fasce orarie, integrandole con quelle dell’entrata delle navi turistiche ed evitando quindi incroci e sovrapposizioni contrari alla normativa per la navigazione.
Interconnessione con le principali reti viarie e fruibilità massimale della zona portuale sono due punti cardine del disegno di rilancio complessivo dell’intera area, a patto di inserirli in un contesto progettuale armonizzato con un Waterfront svincolato da interessi speculativi di natura esclusivamente logistica, commerciale e portuale.
Occorre evitare il ripetersi degli stessi errori commessi con la chimica negli Anni ‘60: il Waterfront va sfruttato per intero nel suo potenziale unico di area di pregio, differenziandone gli ambiti di sviluppo e governandone la multi-offerta in termini di sevizi e di aree di intervento.
Una Grande Città dice SI ALLO SVILUPPO COMMERCIALE, SI ALLA LOGISTICA POTENZIATA, MA SI ANCHE E SOPRATTUTTO ALLA CAPACITA’ DI SFRUTTARE IN PIENO LA CHANCE DEL WATERFRONT
La riconversione strategica dell’area portuale-industriale di Porto Marghera, estesa per circa 2.000 ettari, dovrà contribuire alla rivitalizzazione economica e sociale di Venezia e della terraferma, creando condizioni di compatibilità e non di conflitto tra la zona industriale e la città circostante.
L’area di Porto Marghera è a destinazione industriale e di servizio, trovandosi al centro dei traffici commerciali del Nord Europa e dell’area Mediterranea, dell’Est Europa e dell’Ovest Europa, e, nel contempo, collocandosi una sua parte, la gronda lagunare, in uno dei siti più prestigiosi al mondo a chiara vocazione immobiliare turistico-sportiva.
Queste due realtà possono e devono convivere all’interno di una strategia complessiva di tutta l’area.
La gravità della crisi della zona industriale di Porto Marghera dipende principalmente dal fatto che, man mano che le attività industriali si fermano, le aree dismesse non vengono recuperate né per attività industriali né per altre attività , ma rimangono inutilizzate, costituendo un cimitero di impianti inattivi.
In questo modo l’area industriale di Porto Marghera si spegne, senza un progetto di riconversione, né industriale né verso il terziario avanzato, né verso altre attività .
La crisi della chimica, arrivata al capolinea dopo una lunga agonia, è in effetti cominciata all’inizio degli anni ’90 con la chiusura dei centri di ricerca, il mancato aggiornamento tecnologico dei processi produttivi e degli impianti e l’arresto degli investimenti.
E’ altrettanto in crisi l’industria petrolifera, con la raffineria di Marghera che non viene aggiornata e non rientra tra quelle d’interesse strategico per ENI.
Bisogna quindi oggi guardare in avanti con una visione unitaria e strategica dell’intera area.
Il fronte lagunare dovrà trovare una destinazione d’uso delle aree coerente con il loro pregio: sul Waterfront dovranno collocarsi attività immobiliari con destinazione residenziale, direzionale, alberghiera, ristorazione e sportive, il tutto nel rispetto dell’ambiente e con ampi spazi aperti e fruibili dai cittadini, in modo da ricostituire il cordone ombelicale tra la laguna e la terraferma.
L’area vicina agli attuali insediamenti residenziali dovrà avere una destinazione direzionale-abitativa, formando così una cerniera con il resto del territorio urbano.
La restante area di Porto Marghera non potrà che essere destinata alle attività di produzione e di servizi.
Essendo l’area al centro di un crocevia internazionale di traffici, è necessario espandere l’area portuale commerciale ed insediarvi il porto passeggeri.
La logistica, con la lavorazione dei prodotti in transito,dovrà esser uno dei cuori della riconversione  dell’area industriale, insieme al Parco Tecnologico che non è mai riuscito a decollare per la mancanza di incentivi alla ricerca.
E’ inoltre necessario mantenere le attività produttive compatibili, come la cantieristica e le fonti di energia alternative (distretto dell’idrogeno).
Di fronte all’immobilismo e al fallimento delle passate amministrazioni servono nuovi strumenti e un nuovo piano strategico. E’ necessario allargare gli orizzonti, individuare nuovi obiettivi di sviluppo, nuove prospettive. Lo strumento dell’accordo, portato avanti per anni sempre dagli stessi rappresentanti delle parti sociali è superato. E’ ormai un sistema chiuso che si autoalimenta senza produrre risultati, se non quelli della speculazione fondiaria. Ma questa da sola non porta sviluppo del territorio, bensì arricchimento di pochi a fronte del perdurare di arretratezza economica.
E’ urgente dar vita ad un piano strategico generale su cui possano convergere i vari interessi pubblico-privati, che dovrà essere attuato in due fasi: a breve termine per gestire il processo di dismissione delle aree, di tutela e riposizionamento  degli occupati in esubero; a medio termine per l’individuazione e l’attuazione dei grandi progetti, coinvolgendo anche all’esterno competenze eccellenti all’altezza del problema complesso da risolvere.
Il primo obiettivo è quello di costituire una società per il recupero della Zona Industriale di Porto Marghera, a struttura mista pubblico-privata, con il compito di acquisire le aree, bonificarle, creare le nuove infrastrutture (strade, energia elettrica, acqua, fognature, etc.) e rivenderle a costo certo, controllato e di mercato.
A questa società dovrebbero partecipare il Comune, la Regione, i proprietari delle aree, società per la bonifica dei terreni ed aziende di costruzioni generali, in modo da mettere insieme tutti i soggetti interessati al nuovo sviluppo dell’area.
Per far questo è necessario anche attivarsi per proporre una modifica legislativa, che permetta la costituzione di società miste per la riconversione di siti industriali, come esistono ormai da anni in tutta Europa, semplificando al massimo gli iter burocratici per l’intervento di potenziali investitori nella aree sottoposte a vincolo di bonifica ambientale come da normativa vigente.
Ogni possibile scenario di crescita e sviluppo economico – sia esso orientato alla riqualificazione delle strutture e attività del turismo, dei settori terziari legati all’innovazione e alla ricerca, alla logistica, alle energie rinnovabili, a nuovi insediamenti industriali, commerciali e abitativi – dovrà basarsi sui requisiti fondamentali di produzioni compatibili con l’ambiente, di messa in sicurezza dai rischi industriali, della qualità della vita.
Il Porto Passeggeri
Fondamentale la previsione del progressivo spostamento del porto turistico dalla città storica alla gronda di terraferma, in un sistema integrato con il nuovo porto previsto per le mega-navi e con il futuro hub d’interscambio in terraferma.
Un’operazione di questo tipo garantirebbe diversi aspetti positivi:
- ottimizzazione delle risorse attraverso l’accorpamento e lo sfruttamento massimale dei due poli portuali oggi previsti, evitando gli inutili investimenti previsti per il potenziamento di quello nella città storica
- utilizzo di un sistema infrastrutturale unico (strade, parcheggi, linee urbane, ecc.) con l’hub d’interscambio
- delocalizzazione delle attività oggi pertinenti all’attività portuale nell’ampio comprensorio della Marittima, con la relativa possibilità di recuperare l’intera zona riannettendola al tessuto urbano annullamento delle emissioni indotte dallo stazionamento delle navi in prossimità dell’abitato e dimezzamento di quelle indotte dal passaggio nel canale della Giudecca (accesso al nuovo porto dalle bocche di Malamocco e deflusso attraverso le bocche del Cavallino)
Il Porto Commerciale
In un’ottica di riconversione e innovazione complessiva di Porto Marghera, strategico è il tema dell’agevolazione e dello sviluppo delle attività di logistica inerenti alle operazioni di imbarco/sbarco, primo trattamento e smistamento delle merci. Certamente da incentivare sarebbe l’interscambio con le linee di trasporto su ferro, mentre quelle su gomma dovrebbero essere previste, per quanto possibile, lungo arterie separate dal traffico veicolare cittadino, in previsione di un possibile collegamento diretto con la Romea commerciale.
Afflusso e deflusso delle navi commerciali dalle bocche di Malamocco avverrebbero attraverso un’attenta gestione delle fasce orarie, integrandole con quelle dell’entrata delle navi turistiche ed evitando quindi incroci e sovrapposizioni contrari alla normativa per la navigazione.
Interconnessione con le principali reti viarie e fruibilità massimale della zona portuale sono due punti cardine del disegno di rilancio complessivo dell’intera area, a patto di inserirli in un contesto progettuale armonizzato con un Waterfront svincolato da interessi speculativi di natura esclusivamente logistica, commerciale e portuale.
Occorre evitare il ripetersi degli stessi errori commessi con la chimica negli Anni ‘60: il Waterfront va sfruttato per intero nel suo potenziale unico di area di pregio, differenziandone gli ambiti di sviluppo e governandone la multi-offerta in termini di sevizi e di aree di intervento.
Una Grande Città dice SI ALLO SVILUPPO COMMERCIALE, SI ALLA LOGISTICA POTENZIATA, MA SI ANCHE E SOPRATTUTTO ALLA CAPACITA’ DI SFRUTTARE IN PIENO LA CHANCE DEL WATERFRONT
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